Chiedimi se sono felice: la mia Sarnico Lovere Run

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Una corsa tanto attesa, ambita e desiderata.

Il 27 Aprile finalmente ho corso la 4^ edizione della Sarnico Lovere Run!

26 km lungo la sponda bergamasca del Lago d’ Iseo, 2700 partecipanti da tutta Italia, top runners d’ eccezione e una “valanga” di emozioni.

SI_20140507_105850Già iscritto per l’ edizione dell’ anno passato e costretto a rinunciare a causa dell’ infortunio al tibiale, nutrivo il grande desiderio di prendere parte alla corsa da tanti elogiata… E nessuna mia aspettativa è stata delusa dall’ organizzazione!

Il meteo incerto, contro ogni previsione di temporali, ci ha regalato un’ edizione asciutta fino all’ arrivo entro le 2 ore di gara; solo dopo questo timing un acquazzone ha “annaffiato” i partecipanti!

Il percorso ha inizio dal lungolago di Sarnico, per poi procedere, sempre sulla litoranea che costeggia il lago, fino all’ incantevole Lovere, passando dai borghi antichi di PhotoGrid_1398633397697Predore, Tavernola e Riva di Solto.

Meravigliosi i passaggi sotto gli archi naturali rocciosi e le pareti rocciose a strapiombo sul lago, con il costante panorama su Montisola, la bella isoletta al centro del lago.

Esperienza singolare il passaggio dalle gallerie stradali, dove il buio e i lunghi tratti al chiuso rendono senza dubbio più dura la corsa, facendo perdere la trebisonda!

Traguardo la bella cittadina di Lovere, col suo porto turistico e il suo caratteristico centro storico che la pone tra i borghi più belli d’ Italia.

Obiettivi di questa gara divertimento e autocontrollo sul ritmo: finalmente sono riuscito a dosare le forze, a non partire a ritmo troppo elevato per poi finire sulle ginocchia la gara!

Tanta emozione per i paesaggi che non ho smesso di ammirare lungo tutto il percorso e tanto il divertimento con i membri presenti dei Fò di pe e del RunningTweetTeam.

ID_11169822Guardate i visi dei corridori alla partenza, non ce n’ è uno che non abbia il sorriso stampato sulla faccia, nonostante la fatica che li aspetta e li accompagnerà per molti km. E ciò accade ad ogni corsa, competitiva e non, qualunque sia la lunghezza del percorso!

Non è forse la condivisione di queste stesse emozioni, degli stessi riti e dell’ adrenalina che circola nel nostro organismo dopo il traguardo che ci rende un po’ speciali?

Quella manina di bambino che ti dà il cinque, una persona che si offre di guidarti alla fine seguendone il passo, quegli abbracci liberatori e pieni di gioia ed entusiasmo appena dopo il gonfiabile dell’ arrivo, ma soprattutto quella consapevolezza delle proprie capacità che si acquisisce passo dopo passo…

Ecco perché non voglio smettere mai di correre e nutrirmi di queste soddisfazioni e condividerle con persone amiche che macinano gli stessi km!

Il ritorno da Lovere a Sarnico è stato gestito da navette con flusso continuo. Ripercorrendo il percorso di 26 km in autobus si rimane meravigliati da quanta strada si ha percorso a piedi durante la gara!

Senza esitazioni, una gara da consigliare e da replicare nelle prossime edizioni!

Non so quanti giorni ancora impiegherò per smaltire tutta l’ adrenalina che la Sarnico Lovere mi ha regalato!

Buone corse,

Francesco

PS: Con uno spot così come si fa a non iscriversi?!

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La torta Pasqualina… Che Pasqualina non è!

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Questa è la ricetta di una torta rustica che da sempre fa da padrona sulla tavola di Pasqua nella tradizione della mia famiglia.

Insieme al Casatiello e alla Pastiera fa parte di quelle portate che forse nemmeno una Maratona può far smaltire!

Da sempre la chiamiamo “Torta Pasqualina” ma, anche se il suo nome potrebbe far pensare alla torta salata tipicamente ligure, il suo ripieno è totalmente diverso.

Ecco gli ingredienti –

Per l’ impasto:

– 600 gr di farina 00

– 4 uova intere

– 120 gr di strutto

– 2 cucchiai di zucchero

– un pizzico di sale

Per il ripieno:

– 500 gr di ricotta di pecora

– 5 uova intere

– 50 gr di pecorino e 50 gr di parmigiano grattugiati

– salame o salsiccia “tipo Napoli” e scamorza a cubetti (quantità a piacere)

Come avrete intuito si tratta a tutti gli effetti di una frolla salata;

la prepariamo predisponendo una fontana di farina a strutto che impastiamo aggiungendo poi le uova, lo zucchero e il sale. Poniamo l’ impasto in frigo per 30 minuti avvolto da pellicola e nel frattempo prepariamo il ripieno amalgamando tutti gli ingredienti.

In un ruoto di diametro 24 cm stendiamo una parte dell’ impasto appiattito con matterello ricoprendo anche i bordi, vi versiamo il ripieno e copriamo con un altro disco di frolla.

Una piccola parte di frolla avanzerà giusto per scrivere un augurio di Buona Pasqua per i commensali che consumeranno la Pasqualina con voi.

Spennellate la superficie con un tuorlo sbattuto con poco latte e infornate a 200 °C (dopo aver preriscaldato) per circa 1 ora.

Buona Pasqua a tutti e… Buon appetito!

Francesco

Felicità targata BAM: la Brescia Art Marathon

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“Run the city”, il motto della BAM sulla medaglia dell’ evento.

9 Marzo 2014, dodicesima edizione della BAM (Brescia Art Marathon).

Il perché del suo nome rimane un mistero, visto che di Arte ed eventi collaterali se ne sono visti ben pochi, tanto che io l’ ho ribattezzata BHM (Brescia Happiness Marathon!).

Infatti questa Domenica segnata da una Primavera in anticipo è stata una giornata felice:

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Il pettorale ritirato il giorno precedente alla gara.

Dopo la fascite plantare nella quale mi sono imbattuto col nuovo anno e un dolore alla caviglia che metteva in dubbio la mia partecipazione a questo evento, qualche santo deve aver guardato giù e fatto correre spensierato (io credo sia stata Santa Arnica dal Trentino!).

Presenti a Brescia e impegnati nelle tre diverse distanze (10k, Mezza Maratona e distanza regina) non solo molti soci Fò di pe, ma anche e soprattutto i membri del RunningTweetTeam, il folto gruppo di podisti conosciutisi in modo virtuale su Twitter, che grazie al “capobranco” Max e alla simpaticissima Gabriella si sono incontrati per la prima volta nella Leonessa d’ Italia per conoscersi e correre insieme.

Corsa tanto attesa, la BAM è stato un momento di condivisione e divertimento per tutti noi.

Ciascuno, sulla propria distanza e col proprio tempo, ha tagliato il traguardo di piazza Loggia.

Quanto alla mia gara, che dire?!

Non lo avevo rivelato, ma mi ero ripromesso di terminare la mezza maratona in 1:45 e ci sono andato vicino, percorrendo la distanza in 1:46:28.

Certo, è stata una gara particolare: sono partito troppo veloce, imbastendo una “regressione” di ritmo! Forse per la prossima occasione sarà bene invertire e fare una progressione!

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La “regressione”!

La prima metà della gara, infatti, mi ha dato l’ illusione di poter mantenere una media di 4:40 min/km, cosa che dal 12esimo km si è rivelata utopica. Da qui ho iniziato ad arrancare e a vedere non so quante persone superarmi, tra le quali Luciano, che impegnato nella maratona mi ha sverniciato a passo svelto e ha terminato con un bel PB!

Solo gli ultimi metri, ormai di fronte alla Loggia, mi hanno permesso uno scatto finale liberatorio e un’ espressione di libertà a braccia alzate!

Ancora una volta tante emozioni, nonostante per me si sia trattato di 21 km e non di una maratona, adrenalina e fatica ben ripagata, conditi dall’ ottima compagnia dei lupi del RunningTWTeam (date uno sguardo al sito e capirete perché si parli di lupi!).

Anche per loro tante soddisfazioni: esordi, rientri e PB che abbiamo festeggiato con un post corsa a base di Pirlo (per chi non lo sapesse a Brescia lo Spritz ha questo nome!) e sole in piazza Duomo. Seduti ai tavoli di un caffè abbiamo visto passare centinaia di maratoneti; folli in outfits improbabili, giovani e diversamente giovani e poi tante persone forse non in ottimali condizioni fisiche, ma tutte dotate di una grande forza di volontà, una forza che a me mette i brividi e dà sempre più voglia di praticare la corsa!

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Traguardo di piazza Loggia.

E’ stata la prima volta che ho corso nel contesto di un evento comprendente una 42 km.

Prima d’ ora non avevo mai visto persone raggiungere un traguardo per la distanza regina, esperienza che consiglio a tutti per immagazzinare energia positiva.

Chissà, forse un giorno anche io taglierò il traguardo da finisher di una maratona.

Nel frattempo mi godo la corsa su più brevi distanze e i maratoneti li guardo arrivare esausti e felici allo stasso tempo!

Buone corse!

Francesco

P.S: Finchè non scenderò sotto il mio PB di 1:35 sulla Mezza non avrò nessun obbligo di stappare bottiglie nella sede Fò di pe! Insomma per bere ci vorrà ancora un bel po’!

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Passaggio al 18esimo km.

Architettura e Memoria. Ricognizioni nella città contemporanea.

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Denkmal für die ermordeten Juden Europas, Agosto 2011.

19000 metri quadri di superficie occupata e 2711 stele di calcestruzzo grigie e scure.

Questo è il Denkmal für die ermordeten Juden Europas (Il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa).

Ad un passo dalla Porta di Brandeburgo che tanto celebra l’ orgoglio tedesco e che ha ammirato da spettatrice agli eventi che hanno sconvolto Berlino, si estende una griglia ortogonale, disegnata su un terreno dolce ma con inclinazione diversa, un nuovo Landmark nel panorama urbano.

La posizione al centro di Berlino e nelle vicinanze di ambasciate, istituti culturali, edifici ad uso commerciale e abitativo, nonché del parco di Tiergarten, sottolinea il carattere pubblico del monumento. Il suo inserimento nel centro storico della città e nel quartiere sede del parlamento e del governo mette in evidenza il fatto che il Memoriale si rivolge sia alla Stato sia alla società civile.

Un’ opera aperta, spazio semiotico nel quale ci si può immergere da tutti e quattro i lati, completamente praticabile e caratterizzato da un aspetto ondulato percepibile in modo diverso a seconda del punto in cui ci si trova.

E’ questa la particolarità di un memoriale non convenzionale, concepito da Peter Eisenman e volutamente aperto e fruibile alla città.

Il fruitore è messo nella condizione di essere assorbito dalla struttura a mano a mano esso si avvicina al centro e al percorso museale ipogeo posto nell’ angolo sud-est, fagocitato in un labirinto buio e stringente.

Angoscia, smarrimento, oppressione… Memoria.

Memoria di ciò che è stato, della responsabilità tedesca e non solo nell’ Olocausto.

E’ un’ iniziativa civica quella del Memoriale, che prende parte nel 1988, prosegue col concorso pubblico del ’94- ’95 e si realizza con l’ apertura del cantiere nel ’99, conclusosi nel 2004.

Si, perché Berlino non dimentica e ha memoria della sua storia recente.

Nella stratificazione urbana e nello “stupro” che ha visto una capitale prima rasa al suolo dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, poi divisa per decenni da un Muro di odio e cemento, la Memoria è condizione imprescindibile.

E in questo caso non è solo insita nello studio di un contesto, in un’ analisi a scala urbana, ma coinvolge la coscienza collettiva e mette in primo piano responsabilità e azioni umane.

La città contemporanea e la Berlino dinamica e in fermento di questi anni splendono sotto la luce dei riflettori, dei media, di materiali riflettenti e trasparenze.

Ma qui sono volumi primari, grezzi e scuri a rinnovare il senso di una società che si fonda sulla Storia e da essa trae slancio.

Qui la luce penetra solo tramite pochi raggi deboli.

Ancora una volta l’ Architettura è Memoria, partecipazione, un pensiero nuovo che ha un’ immagine impressa e precisa quale fondazione, ma soprattutto capace di stimolare il sentire dalla conoscenza e viceversa l’ apprendimento da un sentimento.

L’ affermazione della vita in un luogo che ricorda la morte indica una via d’ uscita utopica dal passato, passato che ancora una volta viene studiato e contemplato per essere pilastro fondante di una società che si considera post razzista e ancora troppe volte non ha coscienza della propria scarsa responsabilità.

Anno nuovo, infortuni nuovi e… Scarpe nuove!

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Con l’anno nuovo- si sa- si fanno buoni propositi, promesse e si esprimono desideri.

Negli ultimi mesi del 2013, dopo il lungo peregrinare per risolvere l’infortunio al tibiale che mi ha costretto a mesi di stop e terapie, mi sono rivolto a Smuoviti, un centro di rendimento motorio gestito da Daniele, grazie al quale ho potuto archiviare il mio problema e correggere la mia postura e l’ appoggio durante la corsa.

Felice dei progressi fatti, ho ripreso a correre con continuità, affrontando nuovamente lunghe distanze e migliorando anche i miei tempi medi negli allenamenti.

Con l’ arrivo del nuovo anno non mi rimaneva altro che decidere (con l’imbarazzo della scelta!) a quali mezze maratone e altri eventi sportivi iscrivermi.

Se non che, a pochi giorni dalle abbuffate delle Feste e a ridosso del Capodanno, ho iniziato ad avvertire un dolore alla pianta del piede destro, intensificatosi nei giorni a seguire fino a diventare insopportabile e a non permettermi nemmeno di camminare.

Addio buoni propositi: in una parola, fascite plantare!

Riposo, ghiaccio, stretching, tecar e laser terapia, oltre a onde d’urto caratterizzano l’ inizio del 2014, un anno non proprio partito col “piede giusto”!

A ciò si è aggiunta una brutta gastroenterite, che mi ha costretto a fare “ripetute brevi” tra il letto e la toilette per una settimana e mi ha fatto perdere 3 kg.

Il lato positivo della questione?! Ho smaltito i postumi delle Feste e posso cessare di sentirmi in colpa per cene e pranzi natalizi!

Ma veniamo alle ragioni della fascite plantare, infortunio che tutti i runners che hanno provato ricordano malvolentieri.

In una delle ultime corse effettuate prima di Natale ho indossato le mie Saucony Triumph 10, modello di scarpe che alternavo alle Mizuno Wave Ultima 4 e che da mesi non utilizzavo più.

Le due scarpe hanno caratteristiche molto differenti, tanto che la prima assomoglia ad una scarpa A2 minimale.

Probabilmente reindossarle dopo mesi e associarle a degli allunghi veloci non è stata una buona idea!

Beh, ora che tutto è passato ricomincio.

IMG_9018.2Intanto, complici i saldi di fine stagione, mi sono fatto le scarpe nuove e questa volta le ho scelte con caratteristiche simili l’ una all’ altra. Una Mizuno Laser 2, simile alla Wave ultima che ancora sfrutterò per un po’ di tempo e una Brooks Glycerin 11 coi colori sociali dei Fo’dipe!

E adesso?!

Adesso ricomincio a correre, ricomincio ad eseguire gli esercizi che Daniele (owner di Smuoviti) mi suggerisce e tanto per motivazione mi sono iscritto alla Brescia Art Marathon, per la quale correrò la mezza maratona il 9 Marzo.

Non nascondo che ho l’ amaro in bocca per non poter correre alla Mezza di San Gaudenzio, dove esordii un anno fa e nemmeno a Vittuone, dove avrei potuto prendermi una rivalsa dopo il ritiro a metà gara e  l’infortunio della passata edizione.

Ma questa è la vita: sempre di corsa, senza mai sapere quali ostacoli dover saltare, ma necessariamente con la prontezza per saltarli e arrivare al traguardo.

Per ora il traguardo è fissato in piazza della Loggia a Brescia, dove correranno anche molti membri del neonato Running Tw Team di cui faccio parte; il team riunisce runners conosciutisi via Twitter, uniti dalla passione per la corsa e da un’ amicizia che promette di lasciare il segno e l’ “impronta” da runners!

Fedele al motto “Carpe diem” non faccio altri programmi… Devo forse iniziare il conto alla rovescia per il prossimo infortunio?!

Buone corse,

Francesco

La Brioss. Una ricetta che non dimostra la sua età.

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Quella della brioss è una ricetta della quale non esistono cronache su riviste, libri o blog di cucina, se non sul vecchio ricettario di famiglia.

Il merito di aver trascritto la ricetta di questo pane, a metà tra il dolce e il salato, va tutto a mia nonna Rita, che lo preparava già sotto la guida della mamma, Amalia, in età giovanile.

Insomma- lo avrete capito- la brioss ha tanti anni, ma non li dimostra! Soprattutto perché in così tanto tempo non ha mai smesso di essere preparata a casa mia dalle sapienti mani di mia madre e non ha smesso di riunire la famiglia intorno al tavolo.

Adatta da preparare per una cena frugale, da accompagnare con salumi, formaggi e olive, per ogni occasione può fungere da antipasto o persino… Da dolce!

In una versione senza prosciutto e mozzarella la brioss è un ottimo dolce da consumare a colazione, magari inzuppata nel latte!

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– 500 gr di farina “00”

– 2 tazzine di zucchero

– 1 pizzico di sale

– 100 gr di burro

– 5 uova intere

– 250 ml di latte tiepido

– 25 gr di lievito di birra

– 100 gr di prosciutto crudo

– 150 gr di mozzarella a fettine

Mettiamoci all’ opera:

Lavoriamo con le fruste elettriche (che ai tempi di mia nonna equivalevano alla laboriosità delle sole mani!) le uova con lo zucchero e il sale. Aggiungiamo la farina setacciandola poco alla volta e il burro raffreddatosi, fatto sciogliere precedentemente a bagno maria, il latte tiepido e il lievito di birra sciolto in poco dello stesso latte. Tutto lavorando sempre l’ impasto con le fruste.

Versiamo metà della pastella semiliquida ottenuta in una teglia circolare di 28 cm di diametro, inburrata e infarinata.

Brioss2Stendiamo le fette di prosciutto crudo e le fettine sottili di mozzarella e ricopriamo con la pastella rimanente per mettere a lievitare a temperatura ambiente per un’ ora e mezza (e comunque fino a che la pastella avrà raggiunto l’orlo della teglia). La teglia dovrà essere coperta da un tovagliolo inumidito con dell’ acqua.

Inforniamo a 200 gradi in forno preriscaldato per 30 minuti.

Controlliamo la cottura interna servendoci di uno stuzzicadenti per testare che l’impasto non sia umido all’ interno dopo la cottura.

La brioss dovrà essere ben dorata in superficie e molto soffice all’ interno.

Servitela tiepida o anche fredda, a piacimento, tagliata a fettine e accompagnata da salumi, formaggi e olive per riunire intorno al tavolo amici e parenti!

Buon appetito!

Francesco

Mi chiamavano Elvis… Philly Elvis!

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Il 22 Luglio scorso, con l’ uscita di Springsteen & I nei cinema, lo abbiamo visto sul grande schermo.

Per molti di noi è stato il primo incontro con la sua figura, ma forse qualcuno già ne aveva sentito parlare.

Si tratta di Philly Elvis, il nuovo Elvis dello Spectrum di Philadelphia!

Il suo vero nome è Nick Ferraro, grande fan di Elvis Presley e springsteeniano doc che dal 1986 si esibisce nelle vesti di Presley con la sua band The King & Co. Dal 19 ottobre 2009 Nick è stato ribattezzato “The Philly Elvis“.

Quella sera infatti Nick, con inconfondibile dresscode di Elvis, attira l’ attenzione di Bruce con un cartello che riporta la richiesta “Can the king sing with the Boss?”. E così Nick sale sul palco dello Spectrum a fianco di Springsteen e si esibisce, sotto lo sguardo incredulo dello stesso Boss, sulle note di All Shook Up e Blue Suede Shoes , di fronte a 20.000 fans.

Abbastanza folckloristico, tanto da far ridere a crepapelle durante la proiezione di Springsteen and I. Eppure dietro la figura di Philly Elvis e le sue esibizioni c’ è anche un impegno lodevole.

Da alcuni anni Nick promuove progetti di intrattenimento e “Elvis- terapia” nel reparto di pediatria dell’ Ospedale di Philadelphia.

Col sorriso sulla bocca, il mantello bianco e un repertorio d’ eccezione, Nick cammina per le “Streets of Philadelphia” cantando per raccogliere fondi per combattere la leucemia e i linfomi.

Francesco