Chiedimi se sono felice: la mia Sarnico Lovere Run

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Una corsa tanto attesa, ambita e desiderata.

Il 27 Aprile finalmente ho corso la 4^ edizione della Sarnico Lovere Run!

26 km lungo la sponda bergamasca del Lago d’ Iseo, 2700 partecipanti da tutta Italia, top runners d’ eccezione e una “valanga” di emozioni.

SI_20140507_105850Già iscritto per l’ edizione dell’ anno passato e costretto a rinunciare a causa dell’ infortunio al tibiale, nutrivo il grande desiderio di prendere parte alla corsa da tanti elogiata… E nessuna mia aspettativa è stata delusa dall’ organizzazione!

Il meteo incerto, contro ogni previsione di temporali, ci ha regalato un’ edizione asciutta fino all’ arrivo entro le 2 ore di gara; solo dopo questo timing un acquazzone ha “annaffiato” i partecipanti!

Il percorso ha inizio dal lungolago di Sarnico, per poi procedere, sempre sulla litoranea che costeggia il lago, fino all’ incantevole Lovere, passando dai borghi antichi di PhotoGrid_1398633397697Predore, Tavernola e Riva di Solto.

Meravigliosi i passaggi sotto gli archi naturali rocciosi e le pareti rocciose a strapiombo sul lago, con il costante panorama su Montisola, la bella isoletta al centro del lago.

Esperienza singolare il passaggio dalle gallerie stradali, dove il buio e i lunghi tratti al chiuso rendono senza dubbio più dura la corsa, facendo perdere la trebisonda!

Traguardo la bella cittadina di Lovere, col suo porto turistico e il suo caratteristico centro storico che la pone tra i borghi più belli d’ Italia.

Obiettivi di questa gara divertimento e autocontrollo sul ritmo: finalmente sono riuscito a dosare le forze, a non partire a ritmo troppo elevato per poi finire sulle ginocchia la gara!

Tanta emozione per i paesaggi che non ho smesso di ammirare lungo tutto il percorso e tanto il divertimento con i membri presenti dei Fò di pe e del RunningTweetTeam.

ID_11169822Guardate i visi dei corridori alla partenza, non ce n’ è uno che non abbia il sorriso stampato sulla faccia, nonostante la fatica che li aspetta e li accompagnerà per molti km. E ciò accade ad ogni corsa, competitiva e non, qualunque sia la lunghezza del percorso!

Non è forse la condivisione di queste stesse emozioni, degli stessi riti e dell’ adrenalina che circola nel nostro organismo dopo il traguardo che ci rende un po’ speciali?

Quella manina di bambino che ti dà il cinque, una persona che si offre di guidarti alla fine seguendone il passo, quegli abbracci liberatori e pieni di gioia ed entusiasmo appena dopo il gonfiabile dell’ arrivo, ma soprattutto quella consapevolezza delle proprie capacità che si acquisisce passo dopo passo…

Ecco perché non voglio smettere mai di correre e nutrirmi di queste soddisfazioni e condividerle con persone amiche che macinano gli stessi km!

Il ritorno da Lovere a Sarnico è stato gestito da navette con flusso continuo. Ripercorrendo il percorso di 26 km in autobus si rimane meravigliati da quanta strada si ha percorso a piedi durante la gara!

Senza esitazioni, una gara da consigliare e da replicare nelle prossime edizioni!

Non so quanti giorni ancora impiegherò per smaltire tutta l’ adrenalina che la Sarnico Lovere mi ha regalato!

Buone corse,

Francesco

PS: Con uno spot così come si fa a non iscriversi?!

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La torta Pasqualina… Che Pasqualina non è!

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Questa è la ricetta di una torta rustica che da sempre fa da padrona sulla tavola di Pasqua nella tradizione della mia famiglia.

Insieme al Casatiello e alla Pastiera fa parte di quelle portate che forse nemmeno una Maratona può far smaltire!

Da sempre la chiamiamo “Torta Pasqualina” ma, anche se il suo nome potrebbe far pensare alla torta salata tipicamente ligure, il suo ripieno è totalmente diverso.

Ecco gli ingredienti –

Per l’ impasto:

– 600 gr di farina 00

– 4 uova intere

– 120 gr di strutto

– 2 cucchiai di zucchero

– un pizzico di sale

Per il ripieno:

– 500 gr di ricotta di pecora

– 5 uova intere

– 50 gr di pecorino e 50 gr di parmigiano grattugiati

– salame o salsiccia “tipo Napoli” e scamorza a cubetti (quantità a piacere)

Come avrete intuito si tratta a tutti gli effetti di una frolla salata;

la prepariamo predisponendo una fontana di farina a strutto che impastiamo aggiungendo poi le uova, lo zucchero e il sale. Poniamo l’ impasto in frigo per 30 minuti avvolto da pellicola e nel frattempo prepariamo il ripieno amalgamando tutti gli ingredienti.

In un ruoto di diametro 24 cm stendiamo una parte dell’ impasto appiattito con matterello ricoprendo anche i bordi, vi versiamo il ripieno e copriamo con un altro disco di frolla.

Una piccola parte di frolla avanzerà giusto per scrivere un augurio di Buona Pasqua per i commensali che consumeranno la Pasqualina con voi.

Spennellate la superficie con un tuorlo sbattuto con poco latte e infornate a 200 °C (dopo aver preriscaldato) per circa 1 ora.

Buona Pasqua a tutti e… Buon appetito!

Francesco

Felicità targata BAM: la Brescia Art Marathon

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“Run the city”, il motto della BAM sulla medaglia dell’ evento.

9 Marzo 2014, dodicesima edizione della BAM (Brescia Art Marathon).

Il perché del suo nome rimane un mistero, visto che di Arte ed eventi collaterali se ne sono visti ben pochi, tanto che io l’ ho ribattezzata BHM (Brescia Happiness Marathon!).

Infatti questa Domenica segnata da una Primavera in anticipo è stata una giornata felice:

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Il pettorale ritirato il giorno precedente alla gara.

Dopo la fascite plantare nella quale mi sono imbattuto col nuovo anno e un dolore alla caviglia che metteva in dubbio la mia partecipazione a questo evento, qualche santo deve aver guardato giù e fatto correre spensierato (io credo sia stata Santa Arnica dal Trentino!).

Presenti a Brescia e impegnati nelle tre diverse distanze (10k, Mezza Maratona e distanza regina) non solo molti soci Fò di pe, ma anche e soprattutto i membri del RunningTweetTeam, il folto gruppo di podisti conosciutisi in modo virtuale su Twitter, che grazie al “capobranco” Max e alla simpaticissima Gabriella si sono incontrati per la prima volta nella Leonessa d’ Italia per conoscersi e correre insieme.

Corsa tanto attesa, la BAM è stato un momento di condivisione e divertimento per tutti noi.

Ciascuno, sulla propria distanza e col proprio tempo, ha tagliato il traguardo di piazza Loggia.

Quanto alla mia gara, che dire?!

Non lo avevo rivelato, ma mi ero ripromesso di terminare la mezza maratona in 1:45 e ci sono andato vicino, percorrendo la distanza in 1:46:28.

Certo, è stata una gara particolare: sono partito troppo veloce, imbastendo una “regressione” di ritmo! Forse per la prossima occasione sarà bene invertire e fare una progressione!

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La “regressione”!

La prima metà della gara, infatti, mi ha dato l’ illusione di poter mantenere una media di 4:40 min/km, cosa che dal 12esimo km si è rivelata utopica. Da qui ho iniziato ad arrancare e a vedere non so quante persone superarmi, tra le quali Luciano, che impegnato nella maratona mi ha sverniciato a passo svelto e ha terminato con un bel PB!

Solo gli ultimi metri, ormai di fronte alla Loggia, mi hanno permesso uno scatto finale liberatorio e un’ espressione di libertà a braccia alzate!

Ancora una volta tante emozioni, nonostante per me si sia trattato di 21 km e non di una maratona, adrenalina e fatica ben ripagata, conditi dall’ ottima compagnia dei lupi del RunningTWTeam (date uno sguardo al sito e capirete perché si parli di lupi!).

Anche per loro tante soddisfazioni: esordi, rientri e PB che abbiamo festeggiato con un post corsa a base di Pirlo (per chi non lo sapesse a Brescia lo Spritz ha questo nome!) e sole in piazza Duomo. Seduti ai tavoli di un caffè abbiamo visto passare centinaia di maratoneti; folli in outfits improbabili, giovani e diversamente giovani e poi tante persone forse non in ottimali condizioni fisiche, ma tutte dotate di una grande forza di volontà, una forza che a me mette i brividi e dà sempre più voglia di praticare la corsa!

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Traguardo di piazza Loggia.

E’ stata la prima volta che ho corso nel contesto di un evento comprendente una 42 km.

Prima d’ ora non avevo mai visto persone raggiungere un traguardo per la distanza regina, esperienza che consiglio a tutti per immagazzinare energia positiva.

Chissà, forse un giorno anche io taglierò il traguardo da finisher di una maratona.

Nel frattempo mi godo la corsa su più brevi distanze e i maratoneti li guardo arrivare esausti e felici allo stasso tempo!

Buone corse!

Francesco

P.S: Finchè non scenderò sotto il mio PB di 1:35 sulla Mezza non avrò nessun obbligo di stappare bottiglie nella sede Fò di pe! Insomma per bere ci vorrà ancora un bel po’!

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Passaggio al 18esimo km.

Architettura e Memoria. Ricognizioni nella città contemporanea.

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Denkmal für die ermordeten Juden Europas, Agosto 2011.

19000 metri quadri di superficie occupata e 2711 stele di calcestruzzo grigie e scure.

Questo è il Denkmal für die ermordeten Juden Europas (Il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa).

Ad un passo dalla Porta di Brandeburgo che tanto celebra l’ orgoglio tedesco e che ha ammirato da spettatrice agli eventi che hanno sconvolto Berlino, si estende una griglia ortogonale, disegnata su un terreno dolce ma con inclinazione diversa, un nuovo Landmark nel panorama urbano.

La posizione al centro di Berlino e nelle vicinanze di ambasciate, istituti culturali, edifici ad uso commerciale e abitativo, nonché del parco di Tiergarten, sottolinea il carattere pubblico del monumento. Il suo inserimento nel centro storico della città e nel quartiere sede del parlamento e del governo mette in evidenza il fatto che il Memoriale si rivolge sia alla Stato sia alla società civile.

Un’ opera aperta, spazio semiotico nel quale ci si può immergere da tutti e quattro i lati, completamente praticabile e caratterizzato da un aspetto ondulato percepibile in modo diverso a seconda del punto in cui ci si trova.

E’ questa la particolarità di un memoriale non convenzionale, concepito da Peter Eisenman e volutamente aperto e fruibile alla città.

Il fruitore è messo nella condizione di essere assorbito dalla struttura a mano a mano esso si avvicina al centro e al percorso museale ipogeo posto nell’ angolo sud-est, fagocitato in un labirinto buio e stringente.

Angoscia, smarrimento, oppressione… Memoria.

Memoria di ciò che è stato, della responsabilità tedesca e non solo nell’ Olocausto.

E’ un’ iniziativa civica quella del Memoriale, che prende parte nel 1988, prosegue col concorso pubblico del ’94- ’95 e si realizza con l’ apertura del cantiere nel ’99, conclusosi nel 2004.

Si, perché Berlino non dimentica e ha memoria della sua storia recente.

Nella stratificazione urbana e nello “stupro” che ha visto una capitale prima rasa al suolo dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, poi divisa per decenni da un Muro di odio e cemento, la Memoria è condizione imprescindibile.

E in questo caso non è solo insita nello studio di un contesto, in un’ analisi a scala urbana, ma coinvolge la coscienza collettiva e mette in primo piano responsabilità e azioni umane.

La città contemporanea e la Berlino dinamica e in fermento di questi anni splendono sotto la luce dei riflettori, dei media, di materiali riflettenti e trasparenze.

Ma qui sono volumi primari, grezzi e scuri a rinnovare il senso di una società che si fonda sulla Storia e da essa trae slancio.

Qui la luce penetra solo tramite pochi raggi deboli.

Ancora una volta l’ Architettura è Memoria, partecipazione, un pensiero nuovo che ha un’ immagine impressa e precisa quale fondazione, ma soprattutto capace di stimolare il sentire dalla conoscenza e viceversa l’ apprendimento da un sentimento.

L’ affermazione della vita in un luogo che ricorda la morte indica una via d’ uscita utopica dal passato, passato che ancora una volta viene studiato e contemplato per essere pilastro fondante di una società che si considera post razzista e ancora troppe volte non ha coscienza della propria scarsa responsabilità.

Anno nuovo, infortuni nuovi e… Scarpe nuove!

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Con l’anno nuovo- si sa- si fanno buoni propositi, promesse e si esprimono desideri.

Negli ultimi mesi del 2013, dopo il lungo peregrinare per risolvere l’infortunio al tibiale che mi ha costretto a mesi di stop e terapie, mi sono rivolto a Smuoviti, un centro di rendimento motorio gestito da Daniele, grazie al quale ho potuto archiviare il mio problema e correggere la mia postura e l’ appoggio durante la corsa.

Felice dei progressi fatti, ho ripreso a correre con continuità, affrontando nuovamente lunghe distanze e migliorando anche i miei tempi medi negli allenamenti.

Con l’ arrivo del nuovo anno non mi rimaneva altro che decidere (con l’imbarazzo della scelta!) a quali mezze maratone e altri eventi sportivi iscrivermi.

Se non che, a pochi giorni dalle abbuffate delle Feste e a ridosso del Capodanno, ho iniziato ad avvertire un dolore alla pianta del piede destro, intensificatosi nei giorni a seguire fino a diventare insopportabile e a non permettermi nemmeno di camminare.

Addio buoni propositi: in una parola, fascite plantare!

Riposo, ghiaccio, stretching, tecar e laser terapia, oltre a onde d’urto caratterizzano l’ inizio del 2014, un anno non proprio partito col “piede giusto”!

A ciò si è aggiunta una brutta gastroenterite, che mi ha costretto a fare “ripetute brevi” tra il letto e la toilette per una settimana e mi ha fatto perdere 3 kg.

Il lato positivo della questione?! Ho smaltito i postumi delle Feste e posso cessare di sentirmi in colpa per cene e pranzi natalizi!

Ma veniamo alle ragioni della fascite plantare, infortunio che tutti i runners che hanno provato ricordano malvolentieri.

In una delle ultime corse effettuate prima di Natale ho indossato le mie Saucony Triumph 10, modello di scarpe che alternavo alle Mizuno Wave Ultima 4 e che da mesi non utilizzavo più.

Le due scarpe hanno caratteristiche molto differenti, tanto che la prima assomoglia ad una scarpa A2 minimale.

Probabilmente reindossarle dopo mesi e associarle a degli allunghi veloci non è stata una buona idea!

Beh, ora che tutto è passato ricomincio.

IMG_9018.2Intanto, complici i saldi di fine stagione, mi sono fatto le scarpe nuove e questa volta le ho scelte con caratteristiche simili l’ una all’ altra. Una Mizuno Laser 2, simile alla Wave ultima che ancora sfrutterò per un po’ di tempo e una Brooks Glycerin 11 coi colori sociali dei Fo’dipe!

E adesso?!

Adesso ricomincio a correre, ricomincio ad eseguire gli esercizi che Daniele (owner di Smuoviti) mi suggerisce e tanto per motivazione mi sono iscritto alla Brescia Art Marathon, per la quale correrò la mezza maratona il 9 Marzo.

Non nascondo che ho l’ amaro in bocca per non poter correre alla Mezza di San Gaudenzio, dove esordii un anno fa e nemmeno a Vittuone, dove avrei potuto prendermi una rivalsa dopo il ritiro a metà gara e  l’infortunio della passata edizione.

Ma questa è la vita: sempre di corsa, senza mai sapere quali ostacoli dover saltare, ma necessariamente con la prontezza per saltarli e arrivare al traguardo.

Per ora il traguardo è fissato in piazza della Loggia a Brescia, dove correranno anche molti membri del neonato Running Tw Team di cui faccio parte; il team riunisce runners conosciutisi via Twitter, uniti dalla passione per la corsa e da un’ amicizia che promette di lasciare il segno e l’ “impronta” da runners!

Fedele al motto “Carpe diem” non faccio altri programmi… Devo forse iniziare il conto alla rovescia per il prossimo infortunio?!

Buone corse,

Francesco

La Brioss. Una ricetta che non dimostra la sua età.

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Quella della brioss è una ricetta della quale non esistono cronache su riviste, libri o blog di cucina, se non sul vecchio ricettario di famiglia.

Il merito di aver trascritto la ricetta di questo pane, a metà tra il dolce e il salato, va tutto a mia nonna Rita, che lo preparava già sotto la guida della mamma, Amalia, in età giovanile.

Insomma- lo avrete capito- la brioss ha tanti anni, ma non li dimostra! Soprattutto perché in così tanto tempo non ha mai smesso di essere preparata a casa mia dalle sapienti mani di mia madre e non ha smesso di riunire la famiglia intorno al tavolo.

Adatta da preparare per una cena frugale, da accompagnare con salumi, formaggi e olive, per ogni occasione può fungere da antipasto o persino… Da dolce!

In una versione senza prosciutto e mozzarella la brioss è un ottimo dolce da consumare a colazione, magari inzuppata nel latte!

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– 500 gr di farina “00”

– 2 tazzine di zucchero

– 1 pizzico di sale

– 100 gr di burro

– 5 uova intere

– 250 ml di latte tiepido

– 25 gr di lievito di birra

– 100 gr di prosciutto crudo

– 150 gr di mozzarella a fettine

Mettiamoci all’ opera:

Lavoriamo con le fruste elettriche (che ai tempi di mia nonna equivalevano alla laboriosità delle sole mani!) le uova con lo zucchero e il sale. Aggiungiamo la farina setacciandola poco alla volta e il burro raffreddatosi, fatto sciogliere precedentemente a bagno maria, il latte tiepido e il lievito di birra sciolto in poco dello stesso latte. Tutto lavorando sempre l’ impasto con le fruste.

Versiamo metà della pastella semiliquida ottenuta in una teglia circolare di 28 cm di diametro, inburrata e infarinata.

Brioss2Stendiamo le fette di prosciutto crudo e le fettine sottili di mozzarella e ricopriamo con la pastella rimanente per mettere a lievitare a temperatura ambiente per un’ ora e mezza (e comunque fino a che la pastella avrà raggiunto l’orlo della teglia). La teglia dovrà essere coperta da un tovagliolo inumidito con dell’ acqua.

Inforniamo a 200 gradi in forno preriscaldato per 30 minuti.

Controlliamo la cottura interna servendoci di uno stuzzicadenti per testare che l’impasto non sia umido all’ interno dopo la cottura.

La brioss dovrà essere ben dorata in superficie e molto soffice all’ interno.

Servitela tiepida o anche fredda, a piacimento, tagliata a fettine e accompagnata da salumi, formaggi e olive per riunire intorno al tavolo amici e parenti!

Buon appetito!

Francesco

Mi chiamavano Elvis… Philly Elvis!

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Il 22 Luglio scorso, con l’ uscita di Springsteen & I nei cinema, lo abbiamo visto sul grande schermo.

Per molti di noi è stato il primo incontro con la sua figura, ma forse qualcuno già ne aveva sentito parlare.

Si tratta di Philly Elvis, il nuovo Elvis dello Spectrum di Philadelphia!

Il suo vero nome è Nick Ferraro, grande fan di Elvis Presley e springsteeniano doc che dal 1986 si esibisce nelle vesti di Presley con la sua band The King & Co. Dal 19 ottobre 2009 Nick è stato ribattezzato “The Philly Elvis“.

Quella sera infatti Nick, con inconfondibile dresscode di Elvis, attira l’ attenzione di Bruce con un cartello che riporta la richiesta “Can the king sing with the Boss?”. E così Nick sale sul palco dello Spectrum a fianco di Springsteen e si esibisce, sotto lo sguardo incredulo dello stesso Boss, sulle note di All Shook Up e Blue Suede Shoes , di fronte a 20.000 fans.

Abbastanza folckloristico, tanto da far ridere a crepapelle durante la proiezione di Springsteen and I. Eppure dietro la figura di Philly Elvis e le sue esibizioni c’ è anche un impegno lodevole.

Da alcuni anni Nick promuove progetti di intrattenimento e “Elvis- terapia” nel reparto di pediatria dell’ Ospedale di Philadelphia.

Col sorriso sulla bocca, il mantello bianco e un repertorio d’ eccezione, Nick cammina per le “Streets of Philadelphia” cantando per raccogliere fondi per combattere la leucemia e i linfomi.

Francesco

Prendi una sera al Memo sulle note di Springsteen…

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Prendi un locale. Ma non uno qualsiasi, bensì il Memo Music Club di Milano, l’ ex Cinema Abadan ristrutturato e riconvertito dall’ Arch. Memo Colucci.

Prendi Ezio Guaitamacchi (giornalista, scrittore, musicista, autore, conduttore radio TV e fondatore del mensile “JAM”). Aggiungi la bravissima Andrea Mirò, da tempo a fianco di Enrico Ruggeri, l’ esilarante Caterino Riccardi con la sua washboard, Daniele Tenca, per anni cantante della tribute band Badlands e Antonio Rigo Righetti, ex bassista di Ligabue.

E se non ti bastasse includi Claudio Trotta a raccontare aneddoti del Boss a fianco di Guaitamacchi… Chi meglio di lui può descrivere cosa significhi stare a fianco di Springsteen e raccontare la sua Arte?!

Queste le premesse per la serata di tributo alla musica di Springsteen tenutasi Lunedì 4 Novembre al Memo.

A dare avvio alla serata “Springsteenmania”, appuntamento con i Rock Files Live di LifeGate, è stato Caterino Riccardi insieme ai Fireplaces. L’ incalzante Mary don’ t you weep e di seguito Pay me my money down, eseguita a fianco del Boss a Padova lo scorso 31 Maggio, sono state immancabilmente ritmate dalla washboard che ha portato il gruppo alla fama e persino ad essere citato sulla lettera che recentemente Springsteen ha dedicato ai suoi fans!https://thespareparts.wordpress.com/2013/10/12/lettere-da-springsteen/

Sul palco Daniele Tenca, voce e chitarra, ci ha regalato versioni dolci, personali e appassionate di Born to run e Dancing in the dark.

Con Antonio Rigo Righetti si è discusso delle similitudini tra Bruce e Ligabue, col quale sia Antonio sia Trotta hanno lavorato per molti anni. Che un comune denominatore tra i due possa essere individuato in Elvis e tra i due rocker ci sia qualche affinità di pensiero è indubbio… Forse un po’ forzato dire che l’ Emilia sia il New Jersey italiano!

pic20131105232508L’ abilità vocale e col plettro di Righetti hanno dato vita ad una versione bellissima di My city of ruins, ma anche una chicca che non rivelo per non rovinare la trasmissione del programma!

A condire le esibizioni live sul palco del Memo aneddoti sui backstage dei concerti di Bruce e momenti di ilarietà ben condotti da Guaitamacchi e Trotta!

Forse la vera rivelazione della serata è stata la sorprendente voce di Andrea Mirò, che al pianoforte ha intonato I’ m on fire e The river. La sua tonalità profonda e delicata allo stesso tempo ha reso omaggio in maniera eccezionale ai due testi.

A chiudere una Glory Days eseguita da Daniele Tenca, sulle quali note nessuno dei presenti ha saputo resistere alla tentazione di cantare a tutta voce!

Il programma, registrato live dal Memo verrà riproposto agli ascoltatori su “LifeGate and Sound”, il canale musicale di LifeGate fruibile online, in fm e su app, Lunedì 11 novembre alle ore 23.00.

Stay alive!

Francesco

PS: Unhappy ending della serata è stato trovare la mia auto scassinata nel parcheggio. I colpevoli non hanno avuto nemmeno il buon gusto di rubare una musicassetta di Born in the USA che tengo nel cruscotto! Ma questa è un’ altra storia…

http://www.lifegate.it/it/eco/network/

http://www.memorestaurant.com/index.html

Sunny, yesterday my life was filled with rain. E io ricomincio a correre!

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Soleggiata, ieri la mia vita era piena di pioggia. Proprio come canta Bobby Hebb in Sunny.

Ricominciare a correre è stato un po’ come volare.

Lo so, due settimane di stop non sono nulla in confronto ai tre mesi fermo a causa del tibiale, ma ricominciare a correre ha un sapore particolare, sempre!

Risentirsi padrone della strada, un passo dopo l’ altro sulle prime foglie secche e ingiallite dell’ Autunno, con la luna piena che si fa spazio in cielo per illuminare la notte, sostituendo un tiepido sole di Ottobre.

Pochi km, ma con buone sensazioni e pochi dolori…

Now I feel ten feet tall, ora mi sento alto tre metri!

PS: Data la felicità e le calorie bruciate mi sono sentito in diritto di reintegrare con una Tarte Tatin preparata su ricetta da me rivisitata, presto sul blog!

Francesco

Capitale della Cultura 2019, la sfida per Bergamo è aperta!

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Dal 1985 una città dell’Unione europea diventa capitale della Cultura per un anno.

La Capitale Europea della Cultura viene lanciata il 13 giugno 1985 dal Consiglio dei ministri su iniziativa di Melina Mercouri, l’ allora ministro greco della Cultura, la quale portò Atene ad ottenere tale fregio proprio in quell’ anno.

Dal 2011 ogni anno il titolo viene assegnato contemporaneamente a due città d’eccellenza appartenenti a due diversi Paesi europei.

Gli scopi dell’ iniziativa sono molteplici: dall’ avvicinamento dei cittadini alla Cultura alla sua promozione sul territorio, sempre perseverando nell’ obiettivo dell’ unione nella diversità.

Per il 2019 è stata designata la candidatura al titolo per una città italiana e una bulgara.

La candidatura si è estesa oltre i confini delle città per coinvolgere anche il territorio circostante e promuovere la cultura locale e quella delle regioni urbane interessate.

Quale sarà la Miss?!

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Il logo di Bergamo 2019

E così nel Belpaese si è dato inizio ad una corsa verso l’ ottenimento dell’ ambito titolo da parte di ventuno città e dei territori limitrofi: Aosta, Bergamo, Cagliari, Caserta, Città diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia, Erice, Grosseto e la Maremma, L’Aquila, Lecce, Mantova, Matera, Palermo, Perugia con i luoghi di Francesco d’Assisi e dell’Umbria, Pisa, Ravenna, Reggio di Calabria, Siena, Siracusa ed il Sud Est, Taranto, Urbino, Venezia con il Nordest.

Tutte le amministrazioni locali e culturali di queste città hanno consegnato un dossier di candidatura ufficiale il 20 Settembre scorso, in attesa del responso dell’ apposita Commissione esaminatrice e la successiva assegnazione ufficiale.

Entro Natale una prima fase di selezione ridurrà il numero delle potenziali vincitrici che entreranno in una shortlist e saranno invitate a definire un dossier di candidatura più elaborato e dettagliato. A fine 2014, inizio 2015 la commissione di esperti indipendenti comunicherà il verdetto finale. Una volta ufficializzata la città scelta dal Consiglio dei Ministri dell’ Unione Europe, le capitali della cultura 2018, Valletta a Malta e Leewarden in Olanda dovranno così cedere lo scettro del prestigioso titolo ad una città italiana e ad una bulgara per un anno in cui protagonista sarà la Cultura.

Certo, ogni città italiana meriterebbe l’ assegnazione del titolo per il solo patrimonio storico- culturale di cui dispone, ma la questione sta nella capacità delle amministrazioni di valorizzare quest’ ultimo, promuovendolo e fornendogli uno slancio particolare capace di portare la città al centro dell’ attenzione europea per la Cultura.

Crisi… Della Cultura?

Sempre più di frequente si dibatte sul divario tra la bellezza e il fascino delle nostre città e le spesso deludenti attività di promozione turistica e di sviluppo. In questo periodo di crisi ed incertezza economica ancor di più la Cultura ha subito tagli economici che hanno limitato e abbattuto le possibilità della sua promozione, interventi di conservazione del patrimonio storico e architettonico e organizzazione di eventi.

Teatro Donizetti

Teatro Donizetti

Basta pensare a quanto i Teatri e le loro attività, le associazioni culturali e persino la Scuola hanno risentito dei tagli di fondi attuati.

Quello che potrebbe essere uno spunto per l’innovazione e un campo d’eccellenza col quale creare anche occupazione e ritorno economico rimane sottovalutato e poco indagato e sfruttato.

Ma Hobsbawm ci insegna che nella crisi è insito il germe della rinascita e forse nell’ attuale stato di crisi italiano, tra ristrettezze economiche, impotenza delle amministrazioni locali e tagli alla Cultura, promuovere a Capitale della Cultura una città può ritenersi una scelta sapiente e una scossa positiva.

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Concerto sotto il portico del Palazzo della Ragione

La sfida è aperta: non occorre necessariamente finanziare grandi progetti, nuove aperture di musei o grandi esposizioni, bensì basta saper valorizzare quella grande eredità che le basi culturali e storiche hanno lasciato nel nostro Paese.

Viviamo in quella che forse è la nazione europea col paesaggio più vario, gli stili architettonici più ricchi e diversi da territorio a territorio, la cucina più ricca di tradizioni (è Cultura anch’ essa!) e troppo spesso siamo senza occhi per prenderne coscienza, distratti dalla globalizzazione, che se pur ricca di vantaggi, porta spesso a sottovalutare il valore del territorio in cui viviamo.

Bergamo, la città dalle MILLE opportunità

Bergamo è la “Città dei Mille”: i mille che partirono per la spedizione di Garibaldi, i mille gradini delle scalette che conducono alla Città alta, ma anche delle mille opportunità da valutare per renderla città di rilievo in molti campi.

Bergamo-AltaBergamo è tra le ventuno candidate. Contemporaneamente le sue Mura Venete concorrono per essere tutelate quale Patrimonio dell’ Unesco in un progetto che vede coinvolte le città murate italiane. Bergamo guida il progetto internazionale che ha avuto il via libera da Roma e che vede in corsa altre quattro città italiane (Venezia, Chioggia, Palmanova e Peschiera del Garda,) oltre a sei città murate di Croazia e Montenegro, tutti centri cinti da opere di difesa veneziane tra il XV e il XVIII secolo.

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Piattaforma di Santa Grata e baluardo di San Giovanni sulle Mura venete

Le amministrazioni locali hanno dovuto fare i conti negli ultimi anni coi pochi fondi a disposizione per i lavori pubblici e la promozione di eventi. Opere pubbliche e grandi progetti hanno sofferto e soffrono di una paralisi che taglia le ali al nostro territorio. Eppure sono recenti una serie di aperture e risanamenti che hanno permesso la fruizione di monumenti precedentemente chiusi e la promozione di kermesse e festival ormai consolidatisi in città.

Il 2012 ha visto l’ inaugurazione del Museo storico interattivo dell’ Età Veneta; ospitato nel Palazzo del Podestà; il museo racconta il fiorente secolo del ‘500 per Bergamo tra esperienze sensoriali e multimediali di conoscenza e scoperta. Nell’ Ottobre dello stesso anno si sono conclusi i lavori sotto la Cattedrale, i quali hanno riportato alla luce l’antica Cattedrale di San  Vincenzo e gli scavi archeologici di epoca romana, nel quale contesto ora spicca il Tesoro del Duomo di Bergamo.

Ma già nel 2009 uno dei simboli di Bergamo, il Palazzo della Ragione, è stato protagonista di un importante intervento di restauro e risanamento conservativo.

Bergamo è famosa per le sue torri d’ epoca medievale, oggi quasi tutte fruibili e visitabili: in seguito agli interventi di restauro è possibile salire in cima al Campanone per udirne i cento rintocchi che ogni sera alle 22 risuonano in tutta la città, oppure raggiungere la cima della Torre di Gombito. E presto anche la Torre dei Caduti, nel pieno centro della Città bassa, sarà aperta al pubblico e valorizzata.

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La nuova illuminazione del Castello di San Vigilio

Proprio da poche settimane è possibile visitare alcuni ambienti del Castello di San Vigilio, restituiti alla cittadinanza in seguito alle opere di conservazione. La presenza del castello, da sempre punto d’ eccellenza sui colli della città e luogo privilegiato d’ osservazione, è ora marcata da un faro luminoso, visibile a km di distanza.

Ma per chi pensasse che Bergamo sia una città immobile o legata solo al fasto del passato, il capoluogo orobico non vanta solo numerosi edifici d’ interesse, monumenti e musei.

Il festival Bergamoscienza compie nel 2013 undici anni di attività. L’ evento coinvolge decine di esperti e premi nobel nel campo della Scienza, Biologia, Medicina, Fisica e Matematica, impegnati in eventi, conferenze, laboratori e spettacoli che ogni anno animano l’ autunno della città e attraggono migliaia di visitatori (circa 120.000 in ciascuna delle ultime edizioni).

Bergamo ScienzaQuest’ anno, parallelamente ai 240 eventi organizzati tra il 4 e il 20 Ottobre in teatri e musei, Bergamoscienza incontra la città coi Temporary labs, ciascuno associato ad un colore e ad una specifica attività, ospitati in alcuni grandi negozi sfitti che hanno chiuso i battenti a causa della crisi economica: un ottimo modo di aprire ulteriormente il festival e incontrare la città.

Da quattro anni Bergamo ospita un ricco Festival Internazionale della Cultura, che col suo programma si confronta con arti e talenti in tutte le loro sfaccettature.

La tradizione musicale, quella che vede Gaetano Donizetti protagonista e portatore di un talento riconosciuto da sempre a livello mondiale, vede Bergamo protagonista nel Bergamo Musica Festival a lui dedicato, ma amplia il suo raggio nel consolidato Festival Pianistico Internazionale e nel Festival Organistico.

Il Cinema è invece al centro del Bergamo Film Meeting e del Festival Internazionele del Cinema d’ Arte.

Teatro sociale

Interno del Teatro Sociale in Città alta

Verba Manent col suo ciclo di incontri coinvolge ambiti e personaggi eterogenei, ma tutti con l’ obiettivo comune di confrontarsi in un’ agorà culturale frizzante e ambiziosa. Nell’ edizione di questo anno gli ambasciatori di Bergamo 2019, tra i quali Ermanno Olmi, Bruno Bozzetto, Emiliano Mondonico e Silvio Garattini, si alternano sul palco del Teatro Sociale di Bergamo alta per raccontarsi e raccontare percorsi, strumenti sociali e intrecci culturali.

Una interessante novità nel panorama cuturale di Bergamo, giunta lo scorso 22 Settembre alla seconda edizione, è la Millegradini, partner di Bergamo 2019.

Gradini Città altaMillegradini

L’ evento non solo prevede una corsa agonistica che impegna i suoi iscritti in un percorso di 16 km percorrendo i mille gradini delle scalette che conducono in Città alta, ma prevede anche un percorso turistico e uno amatoriale molto meno impegnativi. Partecipando a queste passeggiate è possibile visitare musei, monumenti e luoghi di interesse storico- culturale della città non sempre aperti al pubblico; per citarne alcuni l’ Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti, la Casa natale di Donizetti, la Bergamo sotterranea delle Cannoniere e della Fontana del Lantro e il Museo Bernareggi: un ottimo modo di promuovere il patrimonio della “Città dei Mille” insieme ai suoi paesaggi.

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Interni delle quattro dimore storiche visitabili con DimoreDesign

E che dire di DimoreDesign? La rassegna si è evoluta permettendo, oltre la visita delle dimore storiche di Bergamo, l’ incontro del patrimonio storico con gli orizzonti dell’ arte e del design contemporanei. In occasione dell’ apertura di Palazzo Terzi, Palazzo Moroni, Palazzo Agliardi e Villa Grismondi- Finardi, le antiche e fastose sale dei palazzi accolgono note firme del design e della creatività italiana in incontri e dibattiti aperti al pubblico.

Piazza Verde

L’ allestimento dell’ edizione 2013 de “La piazza verde”

Da alcuni anni Piazza Vecchia si trasforma in un giardino e in un salotto all’ aperto e Bergamo accoglie la manifestazione I Maestri del Paesaggio-International Meeting of the Lanscape and Garden. Oltre alle due intense giornate di Meeting con i più rinomati Land architect e Gardener Designer del pianeta, si tengono in città workshop, seminari e appuntamenti anche enogastronomici per dialogare con gli esperti e favorire una sensibilità allo sviluppo sostenibile.

Cosa resta da fare?!

Accademia Carrara

Accademia Carrara

L’ attesa riapertura dell’ Accademia Carrara, per la quale i lavori di restauro sono iniziati nel 2008, è prevista per il Maggio 2014. L’ iter dei lavori non è stato per niente breve e senza ostacoli, ma i collaudi sono terminati e sembra che l’ allestimento, curato dall’ Arch. Attilio Gobbi, verrà reso nuovamente visitabile per questa data, quando finalmente le tante opere d’ arte torneranno ad essere esposte a Bergamo, dopo aver viaggiato e diffuso la Cultura bergamasca in giro per il globo, fino alla National Gallery di Canberra, in Australia.

Bello sarebbe poter inaugurare la sua riapertura al pubblico con una grande mostra di rilievo.

Intanto Bergamo si prepara ad ospitare nel complesso monumentale di Sant’ Agostino la mostra dedicata a Palma il Vecchio, grande protagonista della Pittura veneta nel ‘500. Da Aprile a Maggio 2015 trentacinque dei suoi grandi capolavori saranno in mostra e la città accoglierà un importante convegno internazionale sulla figura dell’ artista amico di Tiziano e contemporaneo di Lorenzo lotto.

Astino

La Valle d’ Astino e l’ omonimo ex convento

Note ancora dolenti rimangono l’ ex Monastero di Astino, ubicato nell’ omonima e affascinantissima valle ai piedi di Città alta, per il quale il restauro prosegue a piccole tappe nell’ attesa che possa un giorno ospitare il nuovo conservatorio, ma anche il complesso delle antiche carceri di Sant’ Agata, per le quali l’ unica speranza per un recupero sembra essere l’ intervento di investimenti privati.  La Caserma Montelungo, da anni in stato di degrado, avrebbe dovuto ospitare un nuovo polo culturale strettamente connesso ai vicini Parco Suardi, Accademia Carrara e GAMeC, ma ad oggi il suo futuro è ancora molto incerto.

Gamec

Un render del progetto per la nuova GAMeC

Ultimi passi di finanziamento economico permettendo, la GAMeC potrebbe vedere nuova collocazione negli spazi dell’ ex dogana, dove sono già iniziati i lavori di demolizione dei vecchi fabbricati. Lo spostamento della Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea dall’ attuale sede di Via San Tomaso alla nuova location potrebbe costituire un importante tassello nel puzzle della Cultura cittadina. Il nuovo Polo vede oggetto di risanamento edifici di archeologia industriale e nuovi spazi costruiti ex novo per ospitare le opere della collezione e le mostre.

Compromesso o opportunità?

La posizione geografica di Bergamo da sempre la pone al centro di scambi culturali, economico- finanziari e logistici importanti. Situata a breve distanza da Milano, al centro della Lombardia e ben connessa con la rete stradale, ferroviaria ed aeroportuale. L’ aeroporto “Caravaggio“, il quale vertiginoso recente sviluppo ha comportato non pochi compromessi e problemi acustico- ambientali, ha donato a Bergamo risalto nel panorama europeo e, complici le attività di promozione da parte delle compagnie aeree e il numero di passeggeri che lo pone quale quarto aeroporto italiano per traffico, ha portato in città numerosi visitatori.

Qui leggiamo il difficile compromesso tra sviluppo e tutela del territorio, alla base della Cultura.

Bergamo è uno scrigno d’ arte, cultura e dinamicità, ma non è un’ isola felice.

I problemi della città e del suo territorio sono numerosi: dalla mobilità ai collegamenti con Milano, passando dalle difficoltà economiche di gestione e tutela del suo patrimonio.

Insomma, Bergamo è allo stesso tempo un prezioso scrigno di tesori e un infaticabile cantiere di futuro. Spesso un cantiere che convive con difficoltà col territorio e lo ha invaso anche con prepotenza.

E’ un cantiere laborioso, razionale e creativo allo stesso tempo, un’ officina di idee dotata di eccellenza e tante potenzialità, tutte da curare con estremo riguardo nei confronti del territorio locale, delle tradizioni, per guardare all’ avvenire con maggior consapevolezza.

Quanto costa la Cultura?

Sotto il profilo economico candidarsi a Capitale della Cultura implica e implicherà, all’ eventuale ottenimento del titolo, alti costi economici. Basti pensare che il budget di spesa previsto per il periodo 2013-2022 è di 134 milioni di euro, con investimenti per 99 milioni di euro e spese operative per 35. Costi che gli enti promotori istituzionali del Comitato per la candidatura (i membri fondatori Comune, Provincia, Regione, Diocesi, Università, Camera di Commercio, Confindustria Bergamo, Atb, Sacbo e BergamoScienza) prevedono di riuscire a coprire per il 25%. Tale tasso di finanziamento è maggiore di quelli stanziati per altre città capitali della Cultura negli anni passati e superiore alle previsioni fatte dalle altre candidate italiane per il 2019.

Silvio-Garattini-2Se Bergamo diventasse Capitale, amministrazione, associazioni e tutti i partners dell’ operazione dovrebbero impegnarsi a costruire un ricco calendario di eventi culturali per il 2019 e coprirne coi fondi raccolti i costi operativi.

Un cambiamento che deve partire dal basso

Proprio per questo motivo Bergamo 2019 ha come slogan “Bergamo, oltre le Mura“, per superare le belle mura che la cingono con la consapevolezza delle proprie potenzialità e del proprio valore. Un valore che deve essere compreso dalla cittadinanza, condiviso e diffuso, perché solo con una coscienza della nostra Cultura e l’ amore per il territorio è possibile sostenere un progetto vincente.

Oltre le mura significa lavorare insieme nel cantiere immateriale del futuro europeo per le sue giovani generazioni.

Km rosso

Kilometro rosso

Lo stesso cantiere che oggi ha sviluppo concreto nel nuovo Parco scientifico- tecnologico Kilometro rosso.

Perciò Bergamo2019 sta diffondendo lo slogan in forma di vignette “Io voglio Bergamo 2019, perché la cultura…”, uno slogan che sottende la partecipazione dei cittadini a completare la frase, riflettere ed esprimere il valore della Cultura.

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I totem che sponsorizzano la candidatura di Bergamo 2019

Bergamo 2019 coinvolge i giovani nella sua campagna, visibile su autobus e tram, sui totem che vedono protagonisti i “piccoli” cittadini e nell’ ambasciata ospitata in Casa Suardi, in Piazza Vecchia, dove personalità di spicco della Cultura italiana stanno mettendo la loro firma per Bergamo Capitale della Cultura.

La Cultura è conoscenza, arricchimento personale e collettivo.

E’ uno strumento, che può diventare arma di difesa, può combattere ingiustizie  e in una società multiculturale quale quella odierna ci regala la scoperta di nuovi orizzonti, sempre nel rispetto della pluralità di culture e dei diritti umani.

Piazza Vecchia

Piazza Vecchia, cuore della Città alta

E poi la Cultura è anche questo: saper vedere ciò che ci circonda nell’ immediato, apprezzarlo e diffonderne i valori, oggi più che mai attraverso i mezzi di informazione, i media e tutto ciò che porta il nostro sguardo oltre confine. Ma è solo cogliendone il valore che è possibile rinnovarlo, innovarlo e guardare oltre, alla Cultura diffusa e globale.

Bergamo per il 2019 mira alla riscoperta della Territorialità, per poter scoprire con forza e consapevolezza un’ internazionalità nella quale ritagliarsi un proprio ruolo di spicco grazie alle proprie eccellenze.

Bergamo, che da sempre dall’ alto delle sue torri e della Città alta ammira l’ infinito verso la sconfinata Pianura padana, ha tutte le carte per farcela e volare alto!

Francesco

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Io voglio Bergamo 2019 perché la cultura… E’ il fondamento per crescere le nuove generazioni!

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Io voglio Bergamo 2019 perché la cultura… E’ integrazione e permette l’ interazione tra persone anche di culture differenti!

http://www.bergamo2019.eu/

http://www.comune.bergamo.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx

http://www.turismo.bergamo.it/turismobergamo/

http://www.bergamosmartcity.com/

http://www.discoverbergamo.it/it/bergamo.htm

http://www.bergamoestoria.it/

http://www.museoscienzebergamo.it/web/

http://www.museoarcheologicobergamo.it/